I Promessi sposi, libro dell’autunno

I Promessi sposi, libro dell’autunno

12/05/2022 0 Di Angela Valente
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La notizia arriva dagli Stati Uniti: I promessi sposi di Alessandro Manzoni sono stati eletti libro dell’autunno, complice la traduzione – la prima in inglese – a opera dell’italianista M. Moore.

Quindi perché non interrogarci sui motivi che hanno potuto affascinare e spingere Moore a tradurre un’opera così lontana nel tempo?

Eccone (almeno) quattro.

  1. I promessi sposi sono un classico

A dirlo è Italo Calvino. Siamo d’accordo con lui quando dice “I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: ‘Sto rileggendo’ e mai ‘Sto leggendo’”. Come dimenticare le ore passate al liceo sui capitoli de I Promessi Sposi? Quante volte ci è capitato di leggere e rileggere l’incipit dell’opera, l’addio ai monti di Lucia, e perché no, “La sventurata rispose”?

E se si ha la fortuna di leggerlo per la prima volta, costituisce “una ricchezza non minore”, se non maggiore.

Ma soprattutto “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire”.

  1. Se I promessi sposi hanno ancora da dirci qualcosa

Un classico riesce a parlare in ogni epoca senza sembrare obsoleto. E I Promessi sposi non fanno eccezione. Non possiamo non pensare alla descrizione della peste, della paura, della morte. Tutti temi che fino a qualche anno fa ci sembravano così impensabili, ma che si sono rivelati fin troppo attuali e pertinenti.
Tra le pagine che riguardano la peste spiccano quelle toccanti dedicate alla morte della piccola Cecilia. Nonostante questo, Manzoni ci invita a essere ottimisti e a non perdere la speranza. Un’iniezione di fiducia contro tutti i Don Rodrigo, gli Innominati, i bravi, i monatti e le pesti che possono intralciare il cammino.

Da non dimenticare neanche quell’esempio di perseveranza che è Renzo Tramaglino. Perché se manca la fiducia nella Divina Provvidenza – nelle cui mani Manzoni consegna sé stesso e i suoi personaggi – si può sempre imparare a resistere e perseverare per raggiungere i propri obiettivi.

E per dirla veramente tutta, oggi come sempre non si disprezzano le storie con un po’ di pepe. Come ci ricorda Denis de Rougemont in L’amore e l’Occidente, in quanto essere umani amiamo le storie d’amore che bruciano e ci fanno bruciare, quelle che si nutrono dei loro ostacoli. E il matrimonio rimandato di Renzo e Lucia ne è un chiaro esempio, per non menzionare la storia tra la monaca di Monza ed Egidio.

  1. La speranza in autunno

Riflessione di poco conto, ma fa bene notarla in questa occasione.

I promessi sposi sono il libro dell’autunno 2022 e sono ambientati proprio in autunno. Oo meglio, in due autunni: dal 7 novembre 1628 ai primi di novembre 1630.

In quella stagione in cui si fa sentire la malinconia dell’estate appena terminata, Manzoni non manca, come visto, di lasciare cadere un seme di speranza. Un seme che germoglia piano nel tempo, nello specifico nell’arco di due anni, ed esplode in un altro autunno con il matrimonio tra Renzo e Lucia. Parafrasando Camus, Manzoni fa nascere nel bel mezzo dell’autunno un’invincibile estate.

  1. La bellezza della lingua

Manzoni scrive bene, detto nella maniera più facile e diretta possibile. Certo, possono non piacere le lunghe descrizioni paesaggistiche o la vicenda in sé, ma la lingua di Manzoni scorre via senza intoppi, così come può scorrere senza intoppi l’acqua dell’Arno in cui l’autore ha “risciacquato i panni”.

Manzoni, che ha scritto in italiano quando l’italiano non esisteva ancora, si sforza di svecchiare la lingua, di farla respirare stretta com’era tra le briglie di quell’italiano stantio. Il risultato è una lingua – e quindi un’opera – fresca, che parla a tutti perché parlata da tutti, che non teme le ripetizioni e le dislocazioni tipiche dell’oralità. Una lingua che quindi osa e vince.

Se questi pochi punti non convincono a considerare I promessi sposi il libro della vita, possono almeno renderlo, ancora per qualche giorno, il libro dell’autunno?

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