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Stanley Kubrick è spesso definito un regista visionario per il suo modo così perfezionista e ambizioso di concepire i film. La sua era una perfezione maniacale. Il regista era sempre alla costante ricerca di qualcosa da poter migliorare, o qualcosa da poter criticare, per poi migliorarla. Ed è proprio questo suo perfezionismo, del quale se ne potrebbe parlare per ore, che contraddistingue i suoi film.

L’attenzione quasi maniacale di Kubrick riguarda spesso la composizione fotografica dell’inquadratura, elemento fondamentale nel linguaggio cinematografico, che influisce su tutto il film.

Lo studio della fotografia e la sua applicazione nel cinema è evidente nei film di Stanley Kubrick. Non a caso egli era un fotografo prima di essere regista, e quest’esperienza è per lui stata molto formativa.

La composizione e la prospettiva centrale

Nei suoi film spesso e volentieri Kubrick ricorre alla prospettiva centrale con un unico punto di fuga. Per poter comprendere appieno le motivazioni che hanno spinto Kubrick ad utilizzare questa tecnica nei suoi film e quali sono gli effetti che voleva far arrivare al suo pubblico, è necessario comprendere dapprima che cos’è la prospettiva centrale e la composizione.

La composizione permette, attraverso una serie di scelte e di regole, di guidare l’attenzione dello spettatore. Le regole e le scelte di composizione possono essere infinite e dipendono da moltissimi fattori, soprattutto nel cinema, dove l’inquadratura non è fissa e di conseguenza la composizione è mobile. Per questo occorre utilizzare solidi schemi compositivi quando si vuole trasmettere qualcosa, come ad esempio la prospettiva,

Prospettiva centrale - Kubrick
La prospettiva centrale nel film Il Sacrificio del Cervo Sacro

La prospettiva è un espediente per rendere evidenti alcuni elementi. Esistono varie prospettive. Nella prospettiva centrale (o frontale), ovvero quella utilizzata da Kubrick, il punto di fuga è al centro e l’osservatore si colloca frontalmente. Infatti, attraverso il disegno della prospettiva centrale, dal punto di vista dell’osservatore tutte le linee di profondità, che nella realtà sono parallele tra loro, convergono in un solo punto, ovvero il punto di fuga, e si trova sulla linea di orizzonte. Le linee verticali e orizzontali mantengono inalterata la loro direzione, ma la loro lunghezza diminuisce progressivamente in lontananza. La prospettiva centrale trasmette una sensazione di ordine e staticità alla scena rappresenta.

La prospettiva di Kubrick

Solitamente la prospettiva centrale non viene utilizzata nel cinema e nella fotografia, poiché va a infrangere quella che è la sezione aurea e la regola dei terzi. Se il soggetto è al centro, infatti, non è possibile individuarla. Quando Kubrick quindi usa la prospettiva centrale, starebbe andando tecnicamente a infrangere una regola di perfezione. Ma così non è.

Scena di Barry Lyndon, di Kubrick, con sezione aurea - prospettiva centrale
La sezione aurea nel film Barry Lyndon, di Stanley Kubrick
Odissea nello spazio, regola dei terzi, Kubrick - prospettiva centrale
La regola dei terzi nel film Odissea nello Spazio, di Kubrick: La regola dei terzi è una linea guida di composizione delle immagini che prevede di dividere il campo fotografico attraverso 2 linee verticali e 2 linee orizzontali. L’intersezione tra queste linee crea 4 punti di incrocio, chiamati punti di forza, perché attirano l’attenzione dello spettatore e rispettano la sezione aurea. Secondo la regola dei terzi, gli elementi di interesse vanno collocati sui punti di forza.

Kubrick non ha deciso di utilizzare la prospettiva centrale per caso. C’è uno studio dietro. Innanzitutto, utilizza per riprese del genere obiettivi grandangolari, che aumentano di molto la profondità di campo, facendo sembrare gli sfondi o gli elementi attorno ai soggetti al centro molto vasti o distanti. Inoltre, Kubrick gioca molto anche sull’armonia e sull’ordine, sulla dimensione visiva e sulle emozioni che desidera trasmettere.

E’ il primo ad aver infranto la regola della sezione aurea e la regola dei terzi nel cinema, tanto che le riprese con prospettiva centrale e vasta profondità di campo vengono chiamate “riprese alla kubrickiana”. 

Il regista quindi, utilizzando la prospettiva centrale, riesce a rendere le sue riprese pulite e ordinate, trasmettendo poi con facilità emozioni diverse al pubblico in base alla situazione. Per spiegare ciò, occorre fare degli esempi. Ecco alcuni dei suoi film più famosi nei quali Kubrick fa ampio utilizzo della prospettiva centrale. 

SHINING

In Shining, Kubrick fa vasto utilizzo della prospettiva centrale, ed il risultato che ottiene è quello di inquietare il pubblico.

Scena corridoio Shining

In questa famosissima scena, ad esempio, il corridoio sembra infinito grazie all’utilizzo del grandangolo e della prospettiva centrale. Il punto di fuga è al centro, nelle due gemelle, mentre in primo piano, sempre al centro, si trova il bambino Danny. Questa composizione, seppur abbastanza semplice, inquieta gli spettatori, facendogli provare un forte senso di paura, poiché il corridoio sembra per l’appunto infinito e senza via di fuga, e le pareti sembrano strette perché vanno man mano convergendo in un unico punto.  E la paura è proprio il sentimento chiave del film.

 

Scena Shining - prospettiva centrale KubrickScena ShiningScena Shining - prospettiva centrale Kubrick

Anche in queste scene, il punto di fuga è sempre al centro, e l’ambiente sembra vastissimo e quasi infinito. Questo provoca un forte senso di inquietudine. 

FULL METAL JACKET

Scena Full Metal Jacket Scena Full Metal Jacket - prospettiva centrale KubrickScena Full Metal Jacket - prospettiva centrale Kubrick

In Full Metal Jacket le scene in cui i soldati sono riuniti sono rappresentate maggiormente con la prospettiva centrale, perché danno un senso di infinito, proprio come in Shining. Qui, però, la prospettiva centrale comunica sensazioni diverse. Grazie a questa composizione, i soldati sembrano essere davvero tanti, e sono sempre perfettamente in ordine. Ciò comunica oppressione e soffocamento dati dal duro allenamento. Sono questi i sentimenti che il film vuole comunicare. 

ODISSEA NELLO SPAZIO

Scena Odissea nello spazio

In questa scena di Odissea nello spazio, al centro si trova il protagonista astronauta, che è il punto di fuga delle linee prospettiche che lo circondano per intero. L’astronauta poi si volta e cammina verso la luce in fondo. Le linee prospettiche guidano l’attenzione dello spettatore nella sua direzione. Ciò accade in molte altre scene del film.

Scena Odissea nello spazio - prospettiva centrale KubrickScena Odissea nello spazio - prospettiva centrale Kubrick

ORIZZONTI DI GLORIA

Scena Orizzonti di gloria - prospettiva centrale Kubrick

La scena dell’esecuzione in Orizzonti di gloria non sarebbe stata così iconica se Kubrick non l’avesse strutturata in questo modo. La prospettiva centrale, infatti, attira l’occhio sui tre giustiziati innocenti in secondo piano, che appaiono molto distanti dai giustizieri in primo piano. Lo spettatore guarda la scena dal centro, dal punto di vista dei giustizieri. Ciò lo rende coinvolto e rende la scena molto più drammatica, dando allo spettatore un senso di oppressione e impotenza, sia perché sembra vivere la sparatoria in prima persona, sia perché i giustiziati appaiono lontani, e quindi impossibili da aiutare. 

 

ARANCIA MECCANICA

Scena Arancia Meccanica - prospettiva centrale Kubrick

In Arancia meccanica sono tante le scene dove è stato fatto utilizzo della prospettiva centrale. In questa, il punto di fuga è sui quattro criminali che si allontanano, guidati dalle linee del tunnel e dalle ombre allungate. La scena appare angusta e trasmette un senso di crudeltà, grazie appunto all’utilizzo della prospettiva centrale e del grandangolo, che allunga la ombre e lo spazio. Una scena perfetta per quelli che sono i valori del film.

 

 

Stanley Kubrick è uno dei registi da cui non si finisce mai di imparare. Grazie alle sue immense ambizioni, ha regalato al pubblico film come quelli citati sopra. Oggi, se si guarda una ripresa con prospettiva centrale, Kubrick salta subito alla mente. Ha inevitabilmente lasciato il segno nella storia del cinema.

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