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Anche chi è totalmente estraneo al mondo degli anime e dei manga, avrà sicuramente sentito parlare di Demon Slayer. Il titolo originale del manga nato nel 2016, scritto e illustrato dall’autrice giapponese Koyoharu Gotōge, dal quale poi è stato tratt

Copertina manga numero 1 di Demon Slayer
Copertina manga numero uno di Demon Slayer

o l’anime, è Kimetsu no yaiba.

In questa recensione verrà approfondita la serie animata, prodotta dallo studio di animazione giapponese Ufotable. Attualmente sono disponibili soltanto due stagioni dell’anime, ed in aggiunta un film, Infinity Train, che riprende ciò che accade nella seconda stagione della serie animata. L’anime segue abbastanza fedelmente il manga, ed ha in sé un suo fascino di cui si potrebbe parlare per ore, ma anche molti elementi piuttosto discutibili, che non tutti apprezzano.  

Ma per poter esprimere giudizi sull’anime, occorre partire da che cos’è Demon Slayer.

La trama

Il titolo giapponese è traducibile in italiano con “La lama dell’ammazzademoni”. Ci troviamo, infatti, in un mondo dove, appena cala il sole, escono allo scoperto i demoni. Sono creature malvagie, il cui unico scopo è di uccidere gli esseri umani, così da poter diventare sempre più forti.

Come in ogni mondo fantastico popolato da creature malvagie, ci sono gli eroi a contrastarli. Si chiamano ammazzademoni e si occupano di proteggere gli umani dal mondo oscuro. Si dividono in fasce, dai principianti, fino ai più forti, chiamati pilastri. Il loro più grande nemico è Muzan Kibuts

uji, il re dei demoni. 

Non esiste anc

ora un modo per sconfiggerli definitivamente, né un modo per riportare i demoni ad una forma u

mana. E questo è proprio ciò che vuole fare Kamado Tanjiro, il protagonista di Demon Slayer.  E’ un giovane ragazzo, molto gentile e sempre sorridente, pieno di forza di volontà e coraggio. 

Un giorn

o, tornato a cas

a, trova la sua famiglia morta, ed in seguito scoprirà che la causa è riconducibile ad un demone. L’unica a salvarsi è stata sua sorella Nezuko. E’ ancora

 viva, ma non è più un essere umano. E’ diventata una demone, ma una demone diversa. Lei, infatti, non vuole uccidere gli esseri umani, bensì vuole proteggerli. 

Dopo l’accaduto, Tanjiro decide di voler diventare un ammazzademoni, con l’obiettivo di riuscire a far tornare umana la sua amata sorella. 

Parte in viaggio, ed incontrerà Zenitsu e Inosuke. Due personaggi bizzarri, opposti caratterialmente. Quello che accomuna i tre personaggi, oltre che l’amicizia, è il loro impegno c

ostante. Non si arrendono mai, nemmeno di fronte ai più ardui nemici. 

Demon Slayer, Tanjiro

Lo schema narrativo standard

Di base è un anime molto semplice e classico, sia per quanto riguarda la trama che per i personaggi. E’ uno schema visto e rivisto. C’è l’eroe coraggioso che con l’impegno ce la fa sempre, gli amici dell’eroe senza i quali egli non potrebbe farcela, i nemici sempre più forti ed un obiettivo finale da raggiungere.

I valori ed i messaggi che vuole lanciare sono palesi e facilmente deducibili dalla storia, ma soprattutto dalla caratterizzazione dei personaggi. 

La caratterizzazione dei personaggi e la struttura della storia

Tanjiro rappresenta il coraggio, il non arrendersi mai e l’amore incondizionato. Non si tira mai indietro, nemmeno di fronte alle difficoltà più grandi. Farebbe di tutto per proteggere sua sorella ed i suoi amici. E’ sempre gentile con tutti e si preoccupa anche di chi gli ha fatto del male. E’ forse un po’ ingenuo, ma non di certo stupido. Prova pietà persino per i demoni, ma non esita mai a tagliargli il collo con la sua lama. 

Zenitsu rappresenta l’impegno, la perseveranza ed il credere in se stessi. Nonostante abbia sempre paura di tutto e di tutti, alla fine riesce sempre a cavarsela. Si impegna, anche se nei suoi limiti. Rappresenta il poter superare le proprie paure. 

Inosuke invece sembra essere un personaggio un po’ più complesso. E’ egocentrico e vuole sempre essere al centro dell’attenzione, si butta nelle più pazze avventure, e spesso fallisce. Non si arrende, però, ed alla fine ce la fa. Vuole essere il più forte, e cerca in tutti i modi di dimostrare che lo è. Quello che però in realtà cerca è un po’ di amore, anche se quando gli viene dato, egli lo rifiuta, forse per vergogna delle sue “debolezze”. 

Poi c’è il personaggio di Nezuko, che piace al pubblico per la sua dolcezza e la sua carineria, ma anche per la sua forza sovrumana. Un personaggio che non parla, ma che esprime le proprie emozioni attraverso gli occhi. Anche lei farebbe di tutto per proteggere suo fratello Tanjiro. L’amore per la sua famiglia la spinge ad andare avanti. 

Tutto sommato, sono tre personaggi standard abbastanza scontati: le loro caratteristiche sono comuni e semplici da intuire, e lo è anche la storia.

Ma ciò non risulta deludente agli occhi dello spettatore. Demon Slayer, infatti, si presenta già dall’inizio come una storia semplice, da guardare senza troppo impegno. Non punta ad una trama complessa e spettacolare, bensì ad una storia che tutti possano comprendere, e che possa far provare emozioni anche forti al pubblico senza troppe complicazioni. Inoltre, tutti i personaggi sono estremamente ben

Personaggi di Demon Slayer
Personaggi di Demon Slayer

caratterizzati. 

Tutte le caratteristiche dei personaggi vengono spiegate e approfondite. Se ad esempio un personaggio si comporta in un determinato modo, al pubblico vengono spiegati i motivi. Ogni personaggio è retto da una solida storyline che illustra allo spettatore il suo carattere, il suo passato, i motivi delle sue scelte. Persino ogni nemico viene spiegato, a tal punto che lo spettatore passa da odiarlo ad empatizzare con lui. Questa è una delle cose che contraddistingue la trama di Demon Slayer: è raro infatti riuscire a empatizzare con il nemico. 

La psicologia e i legami non approfonditi

Ciononostante, la storia spiega i motivi dei comportamenti dei personaggi, ma non si sofferma abbastanza sulla loro psicologia. Rimane tutto fortemente superficiale. Il pubblico sa, ad esempio, che Inosuke si sente solo perché ha sempre vissuto senza nessuno accanto, ma non sa quali sono i suoi pensieri riguardo ciò. Non sa cosa prova, non conosce i suoi sentimenti. Allo spettatore tutto viene presentato in chiave scherzosa o superficiale, senza mai entrare direttamente nella psicologia del personaggio. 

La storia si sofferma troppo poco anche sui legami tra i vari personaggi. Il pubblico ad esempio sa che Tanjiro e Nezuko hanno un forte legame, ma non sa il perchè. Il forte legame tra l’allenatore Urokodaki e Tanjiro non è approfondito. Il rapporto di amore e odio tra Inosuke e Zenitsu nemmeno. 

La storia scorre troppo velocemente, soffermandosi ben poco sulla psicologia dei personaggi e sui legami che ci sono tra loro. 

I nodi di trama 

Inoltre, parecchi nodi di trama vengono sciolti fin troppo facilmente. Basti pensare al motivo per il quale Nezuko non attacca gli umani: è troppo semplicistico. Spesso la suspance che lo spettatore prova dura fin troppo poco. Magari la situazione sembra impossibile da risolvere, e ci si chiede cosa potrebbe mai succedere, ma due minuti dopo tutto si risolve con una semplicità che non solo è fin troppo surreale, ma spesso anche deludente. Altre volte invece è il contrario. Un problema è portato avanti magari per interi episodi, e man mano diventa sempre più complicato. Lo spettatore può essere totalmente preso da ciò, oppure potrebbe annoiarsi dopo poco. Altre volte, invece, alcuni problemi sono facilmente risolvibili da degli input dati dalla trama, ma non vengono comunque risolti nella maniera ‘semplice’, e si preferisce invece sempre quella più difficile. 

L’azione

E’ ovvio che il punto forte dell’anime è quindi l’azione: punta tutto su quello. Nonostante i vari ‘buchi’, le due stagioni scorrono velocemente, e lo spettatore rimane incollato allo schermo. Questo forse perché appunto non è dato troppo spazio al “sentimentalismo” e al dramma. Quindi quelli che da alcuni possono essere visti come difetti, sono invece totalmente coerenti con quello che è Demon Slayer: un anime semplice e diretto, che punta sull’azione e sulla spettacolarità.

Non mancano comunque scene un po’ più serie e riflessive. Sono tante poi le gag divertenti che rimarcano il tono leggero della serie. Il punto clou sono invece i combattimenti spettacolari, estremamente teatrali e magnifici. Uno di essi (Episodio 19, prima stagione, Tanjiro e Nezuko contro il demone Rui) ha anche vinto il premio come miglior scena di combattimento agli Anime Awards. Tutto è reso magico dall’epicità tipica degli anime. 

Combattimento Rui vs Tanjiro, Demon Slayer
Combattimento Rui vs Tanjiro

Gli aspetti tecnici

Un altro punto forte dell’anime di Demon Slayer è il suo aspetto tecnico. Le animazioni, infatti, sono spettacolari. Ciò viene fuori soprattutto durante i combattimenti, quando i personaggi usano le loro tecniche speciali. Sequenze straordinarie frutto di semplici disegni fatti a mano. L’uso della computer graphic, infatti, è davvero minimo. In generale, i disegni sono davvero straordinari, curati nei minimi dettagli. Il tutto incorniciato da musiche che si addicono perfettamente alle scene. 

Una lode speciale va quindi fatta a Ufotable, che ha preso la storia del manga e l’ha portata ad un livello superiore, grazie agli aspetti tecnici curati nei minimi dettagli. Basti pensare che un episodio della serie costa a Ufotable circa 80mila dollari. Grazie al duro lavoro, Ufotable è riuscita a far diventare Demon Slayer quello che è oggi, un anime di fama mondiale.

Un anime che non è per tutti…forse

Demon Slayer è un anime semplice che va visto con leggerezza. Non è un anime che impegna molto, ma di certo questo non vuol dire che esso sia di poco conto. E’ infatti curato nei minimi dettagli ed è evidente il lavoro che c’è dietro di esso. 

Per chi piacciono anime semplici e leggeri, o per chi è alla ricerca di qualcosa che non impegna troppo, Demon Slayer è perfetto. Per chi invece preferisce storie dalla trama più complessa e seria, forse Demon Slayer potrebbe non essere l’anime più adatto. O forse ci si potrebbe stupire del contrario, ed apprezzare per una volta qualcosa di diverso.

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