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Prima di parlarvi di Heidi (Fazi, 2018), voglio mettervi in guardia: leggere Francesco Muzzopappa crea dipendenza. “Il ritorno” di Heidi in un libro ultramoderno mi ha spiazzato. Chi l’avrebbe mai detto che un cartone animato avrebbe ispirato uno scrittore alternativo come Muzzopappa? E chi non si ricorda di lei, della bimba tenera, piccola, con un cuore così, che correva a piedi nudi nei prati e si dondolava sull’altalena in maniche corte, mentre sullo sfondo imperavano le cime innevate? Quale occasione migliore, se non questa, per fare un salto indietro nel tempo e ripensare alla baita e al nonno, al burbero vecchio dell’alpe, che scendeva a valle con la gerla per comprare i viveri?

Heidi (Heidi) il tuo nido è suoi monti,

Heidi (Heidi) eri triste laggiù in città.

Accipicchia qui c’è un mondo fantastico

[…]

Accidenti! Mi sono lasciata prendere troppo dai ricordi dell’infanzia. Cosa posso farci. Quando un libro mi piace, non riesco a trattenere l’entusiasmo

Sarà che sono appena uscita da “Kafka sulla spiaggia”, che sto ancora cercando di schivare le tempeste di sabbia e di risalire dal limbo dei capitoli caleidoscopici di Murakami. Sarà tutto quello che volete, ma lasciatemelo dire, da Murakami si può guarire solo con una terapia d’urto efficace come Heidi di Francesco Muzzopappa.

Torno seria. Heidi è uno dei tanti libri di questo autore, pugliese, milanese d’azione e copywriter che stimo non poco. Detto ciò, cercherò di essere il più obiettiva possibile. E difatti, parto subito con l’ago della bilancia ben in asse. Heidi, un difettuccio (forse più di uno) ce l’ha, ma vi dirò di cosa si tratta più in là.

I punti di forza di Heidi

Di questa lettura mi hanno colpito particolarmente due aspetti:

  • la caratterizzazione dei protagonisti e il loro rapporto con la realtà;
  • la pressione psicologica che deriva dal mondo del lavoro e il caos di Milano.

Primo tra tutti, il padre di Chiara, Massimo, ex critico letterario malato di demenza selettiva, che è convinto di essere il vecchio dell’alpe di Heidi (il cartone) e, ciliegina sulla torta, che sua figlia sia proprio Heidi. Ma non è tutto: Massimo va in cerca di Nebbia (il San Bernardo del cartone). Si farà riferimento anche a Peter, il pastorello e a Clara. Ve li ricordate? Udite udite: non mancherà Fiocco di Neve (la capretta). Eh sì, credo che con questo libro, le caprette (e mica solo loro), abbiano preso un sacco di punti, a partire dalla copertina, molto accattivante e decisamente in linea con un contenuto filo-ironico che vi stupirà. Non posso non menzionare Thomas, fidanzato di Chiara, figura notevolmente illuminante e super indovinata, che stravolge gli stereotipi del maschio alfa. Alt! Meglio che mi fermi qui. Non voglio andare troppo oltre e rovinarvi le sorprese spoilerando troppo.

Muzzopappa dà spazio alla genialità della satira e se la cuce addosso senza fare una piega, scrivendo in prima persona e indossando persino “i panni” dell’universo femminile, dolce e (parecchio) complicato

Il personaggio di Chiara è geniale nel suo essere spontaneo e vicinissimo al contesto sociale del Nuovo Millennio, dove i/le business manager sono travolti/e dal caos che imperversa in una grande città come Milano. Ma il problema non è solo il traffico o il ritmo serrato degli appuntamenti. Donne e uomini d’affari sembrano essere compressi da obiettivi che somigliano sempre di più alle mission impossible di 007.

Chiara è una trentacinquenne insoddisfatta, che vorrebbe cambiare più di qualcosa della sua vita, ma fa fatica, essendo in perenne lotta con le sue nevrosi e con il suo nemico numero uno, se stessa. La donna è costretta a convivere con il lavoro alla Videogramma, con il puzzle di una quotidianità che le sta sempre più stretta e, come se non bastasse, con il padre malato. La fragilità bussa alla porta di Chiara in modo sempre più insistente e lei accusa male il colpo di un sistema chiuso a doppia mandata e poco meritocratico. Vorrebbe uscire dal labirinto, ma si sente nel posto giusto al momento sbagliato. Chiara fa provini per quei format tv “discutibili”, o meglio, che lasciano perplessi. Si tratta di Hotel da incubo, Malattie imbarazzanti, Non sapevo di essere incinta e Sepolti in casa. Una lunga sequela di tragic-reality-tv che mette in luce la follia e l’apice di un protagonismo forzato, e per certi versi imbarazzante. E difatti, Chiara non ci sta ai giochi di potere del suo boss (lo Yeti), che punta a superare il limite dell’assurdo e del surreale.

[Breve estratto dal Cap.6]

«A Milano la puntualità è tutto.

Per strada c’è un orologio ogni cento metri. Che si tratti di un campanile, del display di una pensilina o di un quarzo luminoso su un cartello pubblicitario, non c’è modo di non sapere che ore sono.

Qui il tempo è denaro, il denaro è vita e la vita è lavoro.

La fregatura è questa.»

In parole povere, Heidi è un libro che spacca e che merita di essere letto comunque e dovunque

Lo stile autoironico e sopra le righe di Muzzopappa è una boccata d’ossigeno per il lettore e per l’editoria. In Heidi c’è qualcosa che non ti aspetti e che ti acchiappa. La penna di Muzzopappa riesce a fare leva sulla comicità diretta, e al tempo stesso, si sofferma su quanto l’apparire, a qualunque costo, sia tra le mete più ambite.

Di emozioni ne ho provate tante, ma sono difficili da spiegare senza cadere nella captatio benevolentiae. Ci provo con una metafora. È un po’ come quando vai a vedere i fuochi d’artificio e dici: “Belli, che effetti (artificiali, appunto)!”. Poi, pensi a quando hai visto le stelle l’ultima volta e a quello che hai pensato in quel momento: “Wow! Che meraviglia”.

Non ce n’è

Non ce n’è, perché le stelle non sono mai uguali e lo spettacolo è unico. Le stelle ti stupiscono ogni volta. Ti lasciano a bocca aperta e vorresti tornare a vederle sempre.

Dico questo, perché Heidi non è solo un libro scacciapensieri, ma anche un susseguirsi di sensazioni che non ti molla fino all’ultima pagina. Quando l’hai finito, ti rimane una storia che non vedi l’ora di raccontare

Riassumendo, Muzzopappa mi è piaciuto da 1 a 10, 11. Cifra stilistica, top! Scorrevole, divertente, spaziale (tanto per stare in tema di stelle) Scusate se è poco. Ci sono libri e libri. Libri profondi, libri noiosi, libri lunghi come una quaresima. Libri che non finirei neanche sotto tortura. Keep Calm, per fortuna, Heidi non rientra in uno di questi casi, anzi. Heidi è da granita ghiacciata sotto l’ombrellone, da sotto le coperte mentre fuori piove, da panchina ai giardini – con tanto di uccellini cinguettanti come sottofondo –.

Heidi è una storia che consiglio a chiunque voglia sorridere, anche a denti stretti, e magari spendere qualche pensierino sulle gabbie sociali, e social, dei Tempi Moderni, in cui spesso siamo rinchiusi, qualche volta nostro malgrado.

Dimenticavo. Vi ricordate il difettuccio di cui vi ho parlato all’inizio? Heidi si legge nel giro di pochi giorni, anzi, impegnandosi, di poche ore! Pensandoci bene, non c’è problema. A tutto c’è rimedio. Dente per dente è già mio, e non vedo l’ora di iniziarlo!

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