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Snoopy DOCET. Cari autori: perseverate – responsabilmente –.

«Errare humanum est, perseverare autem diabolicum», Snoopy ha molti punti in comune con questo proverbiale detto. E a quanto pare, non solo Lui

SnoopyI latini con i loro moniti faranno scuola fino all’eternità, è un dato di fatto. Non tutti, però, sappiamo fare tesoro di queste intramontabili perle di saggezza. Alcuni scrittori, ad esempio, nutrono una certa predilezione per il perseverare. Dall’errare humanum est, invece, capita ancora troppo spesso di prendere una certa distanza. Già, per chi tenta di emergere dagli abissi del mare magnum dell’editoria, ammettere di sbagliare, seppure sia considerato umano – diciamo –, non è così automatico. Siamo sinceri: considerare di dover appendere “la penna” al chiodo per un no detto male (o bene) non è il massimo. I no, però, potrebbero servire ad aprire la mente, potrebbero incoraggiare chiavi di lettura differenti finalizzate a un miglioramento del nostro potenziale (ammesso che ci sia).

“Basta! Scrivere non fa per me”, non sempre riusciamo a dirlo, anche quando sarebbe il caso

In che cosa possiamo (umanamente) sbagliare?

Lo stile potrebbe non piacere, potremmo non aver fatto centro con la storia e con i personaggi annessi, oppure la grammatica potrebbe risultare il nostro tallone d’Achille. Eppure, sulla carta, questi aspetti sembrerebbero riflettere ragioni più che valide non solo per ripensarci, ma anche per non esagerare nel crederci oltremisura.

Ebbene sì, quasi nessuno riesce a perseverare meglio di uno scrittore che non riesca a raggiungere l’olimpo della pubblicazione. Attenzione, ho scritto quasi, perché l’eccezione che conferma la regola “esiste”, ed è grazie alla sua ostinazione che ha costruito una fortezza inespugnabile di autoconvinzione.

Snoopy

Amici scrittori ancora in cerca dell’inflazionato posto nel mondo dell’editoria, ebbene, non siete, anzi, non siamo soli

Com’è che si dice, tanto per rimanere in tema di antichi detti? «Mal comune, mezzo gaudio». È bello sapere di poter condividere gioie (poche) e dolori con un “collega” tenace, che non si è mai arreso all’evidenza, che non si è mai piegato, benché i suoi scritti non fossero proprio da best seller. Parliamo di Lui, di Snoopy, l’apprendista scrittore (diciamo pure le cose come stanno) più ottimista del secolo, e che il famoso bicchiere l’ha sempre visto, neanche a dirlo, mezzo pieno.

Alzi la mano chi non vorrebbe Snoopy come Writing Coach?

La risposta è scontata. Snoopy è un cagnolino, che all’occorrenza s’improvvisa artista fermamente convinto delle sue capacità. Snoopy è sordo alle critiche, non si preoccupa minimamente dei giudizi e dei pregiudizi, anzi, li affronta a muso duro, con la nonchalance e la naturalezza di chi ne sa una più del diavolo. Niente riesce a dissuaderlo, perché ci crede così tanto da perseverare fino a rasentare il diabolicum latino.

Snoopy è Snoopy, con le sue certezze granitiche e ancor più con le sue illusioni che somigliano un po’ a quelle di tutti noi, indomabili sognatori, che sotto sotto ci speriamo, un giorno, di scalare le classifiche dei libri più venduti. Instancabili – ci proviamo – a scrivere romanzi che riteniamo degni di essere letti, o meglio ancora, apprezzati e pubblicati.

Una cosa è certa: il simpatico beagle bianco e nero, poi italianizzato come “brachetto” – rimane e rimarrà – uno dei fumetti più amati di tutti i tempi

Snoopy è impareggiabile non solo come scrittore vittima di assurdi malintesi, ma per i suoi mille volti: musicista, sportivo, astronauta, filosofo, solo per citarne alcuni. Snoopy è pigro ma riflessivo quanto basta da riuscire a rilassarsi e a prendere decisioni coraggiose, disteso sul tetto rosso della sua storica cuccia. Snoopy scrittore, forse, è uno dei ruoli più interessanti, perché rispecchia la caparbietà di quanti si sentono esattamente come Lui: geni incompresi, sottovalutati e vittime di chissà quale astruso meccanismo. Snoopy si propone e si ripropone allo sfinimento, facendo orecchie da mercante ai rimproveri del suo padroncino Charlie Brown e dei suoi amici.

Snoopy

Viene da chiedersi cosa non sia stato scritto sui Peanuts?

Soprattutto su Snoopy, il protagonista indiscusso del successo planetario di Schulz, straordinario fumettista statunitense, che resiste al tempo come un’opera d’arte dal valore inestimabile. Le carte vincenti sono i disegni, i personaggi e le storie, reali, vicine, puntuali, stravaganti, contemporanee, emotive.

Semplicità, familiarità e amicizia sono i capisaldi dei Peanuts

Ma non è solo l’aspetto umoristico e un po’ sprezzante a fare di Snoopy una vera e propria star dei fumetti a strisce. Le sue avventure short fanno riflettere, graffiano il mondo, lo scuotono dal torpore. Snoopy stesso non ci gira attorno, sa quello che vuole e va dritto a quella che sembra essere la soluzione delle soluzioni: fregarsene del mondo intero.

Snoopy

La magia di Snoopy consiste nell’essenzialità dei suoi “potenti” mezzi: la cuccia, la macchina da scrivere e la cassetta delle lettere da cui può spedire i suoi preziosi inediti. Le lettere di rifiuto degli editori non vanno per il sottile, ma puntualmente vengono ignorate e archiviate, come se non fossero mai arrivate. Nessuno sembra essere disposto a scommettere su di Lui. Sarà anche per questo che le notti del famigerato romanzo che Snoopy sta scrivendo (da almeno una vita) sono buie e tempestose?

Chi non conosce l’incipit che dovrebbe promettere una storia mitica?

Snoopy non si dà mai per vinto e dà vita a un numero indefinito di seconde possibilità che altrimenti non si presenterebbero.

Snoopy, vignetta dopo vignetta, è diventato un comunicatore con la C maiuscola da cui prendere esempio

Con Snoopy niente è lasciato al caso. Ogni singola parola compie un volo magico sulla carta stampata, arrivando a chi lo adora anche per la sua proverbiale superbia.

Notte, buio e tempesta, baluardi poetici da cui Snoopy prende spunto per creare colpi di scena ad hoc, per fare breccia nel cuore del lettore, romantico e non, e per raggiungere il suo importante scopo: diventare uno scrittore di successo.

SnoopyA dargli una mano (ops!) “una zampa” nelle sue imprese titaniche è il suo segretario personale: Woodstock

L’uccellino giallo lombrico-fobico che gli svolazza attorno, rigorosamente a bassa quota, perché soffre di vertigini, gli fa da spalla senza allontanarsi troppo. I due compagni d’avventura sono inseparabili e si comprendono a prescindere, nonostante utilizzino due linguaggi completamente diversi. Snoopy e Woodstock condividono la passione per lo sport, giocano a hockey su ghiaccio e persino a rugby; i due amici per la pelle condividono tutto. Contano le foglie cadute dagli alberi in autunno, i fiocchi di neve in inverno, raccolgono fiori in primavera e vanno in spiaggia a godersi l’estate sotto l’ombrellone.

L’ingrediente per nulla segreto del suo successo è proprio la visione della realtà raccontata attraverso la strada del ricalco delle emozioni del lettore.

Snoopy scrive come fosse al posto nostro esprimendo esattamente quello che sentiamo e che vorremmo esternare in determinati momenti della nostra vita

Questa è la sua vera forza. Snoopy ci insegna qualcosa, a suo modo: a scrivere per il piacere di farlo, per il piacere di comunicare qualcosa che un giorno possa fare breccia nel cuore delle persone. E se non dovesse proprio arrivare a tutti? Poco importa. L’importante è non perdersi d’animo e non prendersi troppo sul serio.

Cari autori, siamo giunti al dunque, Errare humanum est, i latini avevano e hanno ragione da vendere, ma perseverare, quando la passione è più forte di tutto il resto, non è così diabolico. Certo, Snoopy è un’eccezione. A Lui tutto è concesso e a noi comuni mortali invece un po’ meno. Ma il non arrendersi, qualche volta, può trasformarsi in una preziosa opportunità, SNOOPY DOCET.

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