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Siddharta“Nel peccatore è, già ora, oggi stesso, il futuro Buddha, il suo avvenire è già tutto presente, tu devi venerare in lui, in te, in ognuno il Buddha potenziale, il Buddha in divenire, il Buddha nascosto”.

Tutti noi abbiamo quei libri che compriamo o che ci vengono regalati e che finiscono nella categoria “un giorno li leggerò”, ma quel giorno tarda ad arrivare. E così quel libro (o come nel mio caso libri) stagiona sulle mensole della libreria assieme ad altri libri, i più letti, altri nel “un giorno li leggerò”.

Un giorno, poi, quasi per caso ti imbatti nuovamente in quel libro e, come attratto da una forza sconosciuta e misteriosa, quasi mistica, afferri il libro de “un giorno” e cominci a sfogliarlo; leggi qualche frase qua e là e capisci che “un giorno” è finalmente arrivato.

Siddharta è stato uno di quei libri, un libro che mi è stato regalato da una vicina di casa che voleva buttarlo via (quelle horreur!), che è finito tra i libri “un giorno” e vi è rimasto per lunghi anni (sì, talvolta li faccio stagionare bene i libri!) per poi esser divorato in circa una settimana.

TRAMA

Un giovane e agiato indiano dismette i suoi abiti da figlio di Brahmino e, assieme al suo fido amico Govinda, si unisce ai Samana. I Samana sono itineranti e vivono in assoluta povertà; presso di loro Siddharta apprende l’arte del digiuno e della meditazione. Gli anni passano presso i Samana durante i quali Siddharta e Govinda apprendono l’arte del digiuno e della meditazione. Un giorno i due Samana vengono a conoscenza dell’esistenza di Gotama, il Budda, il Venerabile, un saggio che va predicando i propri insegnamenti di città in città. Nella città di Savathi le strade di Siddharta e di Govinda si separano, il primo spinto dalla necessità di perdurare nella sua ricerca dell’essenza più profonda della vita e dell’universo stesso, Govinda deciso a seguire gli insegnamenti del Budda.

Nel suo pellegrinare, Siddharta si fermerà presso una grande città rapito dalla bellezza di Kamala. Presso Kamala Siddharta perderà la sua purezza per accedere ai piaceri terreni in quella che per lui è sempre la ricerca ultima della vita e del significato stesso dell’esistenza. Siddharta diventerà un mercante, un giocatore d’azzardo e finirà col perdersi per fondersi con quella nuova realtà che sta vivendo diventando lui stesso un uomo-bambino.

Raggiunto il punto più basso della sua vita, Siddharta non ha altra via di fuga che abbandonare la città per ritrovarsi sulle sponde del fiume che aveva oltrepassato tanti anni addietro quando ancora vestiva i panni del Samana. È qui presso il fiume che Siddharta, convinto che l’unica maniera possibile per purificare il suo animo sia il suicidio, ha la sua rinascita attraverso l’OM.

Comincia così l’ultimo capitolo della vita di Siddharta che lo vedrà accanto al saggio Vasudeva. Presso Vasudeva Siddharta impara ad ascoltare il fiume e conoscere se stesso e il mondo che lo circonda. Quando è oramai giunto al tramonto dei suoi anni, Siddharta rincontra il suo vecchio amico Govinda, “davanti all’uomo che sedeva immobile e il cui sorriso gli ricordava tutto ciò ch’egli avesse mai amato in vita sua, tutto ciò che nella sua vita vi fosse mai stato di prezioso e di sacro”.

 

“Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: esser libero, restare aperto, non aver scopo.”

 

STILE NARRATIVO

Nel suo romanzo di formazione Hesse ci pone difronte a un narratore onnisciente, ma scevro da qualsiasi giudizio. Il narratore, infatti, si limita a raccontare la vita di Siddharta aneddoto per aneddoto senza mai lasciarsi trasportare dalle vicende. La narrazione scorre e le vicende di Siddharta vengono rappresentate con uno stile ricercato e ben curato, consono alle tematiche sottese (crescita spirituale, ricerca, filosofia, buddismo).

Siddharta è un cercatore, è un personaggio inquieto, sempre alla ricerca di una verità ultima, una verità capace di vincere la relatività del mondo. E nella ricerca che Hesse ci propone attraverso Siddharta, mostra alcuni principi cardine del buddismo, spingendoci anche a meditare assieme a Siddharta, a riflettere sul perché ultimo della vita, invitandoci a non rimanere meri spettatori della nostra vita, ma a diventarne noi stessi autori.

 “Ognuno può raggiungere i propri fini, se sa pensare, se sa aspettare, se sa digiunare”.

Qui la cover di venerdì scorso.

 

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