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Il critico d’arte

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Josephine era seduta alla sua scrivania.

Controllava distrattamente le notizie del giorno sul suo portatile, in cerca di qualche succulento incipit. Era una giornalista online e sperava quindi di poter scrivere in fretta qualche articolo per il sito su cui lavorava (e che pagava a parola). Così da avere poi un po’ di tempo libero da dedicare a qualche serie in streaming.

Purtroppo per lei, la cronaca di quel giorno era povera di sensazionalismi.

Quando ormai credeva di dover accontentarsi dell’unica notizia vagamente interessante che era riuscita a trovare (un piccolo border collie che faceva acrobazie su un monopattino), il suo cellulare squillò seccamente. Lo schermo mostrava il nome del suo redattore.

A quanto pare il capo aveva trovato una notizia leggermente (non troppo) più interessante del border collie: un critico d’arte discretamente conosciuto sul web avrebbe partecipato per la prima volta dal vivo a una mostra in città.

Un’ottima opportunità per buttare giù qualche centinaio di parole e concludere la giornata in fretta, pensò la giornalista. Inforcò gli occhiali e si preparò a quell’imprenscindibile oretta di ricerca da dedicare alla raccolta di informazioni, prima della vera e propria stesura.

Josephine iniziò quindi dal principio: leggere qualcuna delle recensioni di questo critico d’arte.

Con sorpresa, la giornalista trovò il suo modo di recensire di suo gradimento: egli sapeva descrivere dettagliatamente ogni lavoro che gli veniva proposto, elencando con estrema maestria i pregi senza mai scadere nel melenso. Allo stesso tempo riusciva a scovarne i difetti dando perfino qualche consiglio su come migliorare l’opera.

Strutturava i suoi volumetrici testi con grande cura, risultando sempre piacevole da leggere, mai banale nell’esporre i suoi argomenti, e con una leggera vena umoristica che rendeva scorrevoli anche le parti più tecniche.

Scoprì quindi che era conosciuto per lo più con il suo nome d’arte, il Magnifico. Questo era il nickname con cui fece nascere il suo lavoro, tramite i numerosi commenti che scriveva sui social network dove recensiva dipinti, disegni, fumetti o perfino cartoline dei numerosi artisti del web.

Si trovò, Josephine, ammaliata da quello sfoggio sintattico di frasi e proposizioni così accuratamente predisposte, tanto che quasi non si accorse che la raccolta di informazioni, che sarebbe dovuta durare un’ora, gli aveva invece preso l’intera giornata.

Aveva quindi tanto materiale su cui lavorare, e l’articolo sarebbe venuto meglio e più lungo del previsto.

Eppure quel critico l’aveva così affascinata che non poté fermare così di netto la sua ricerca di informazioni: desiderava leggerne di più, scoprire la sua vita, cosa lo ha portato a quella grande e immensa passione per l’arte.

Josephine scandagliò puntigliosamente ogni anfratto dell’internet, ogni social, ogni forum, perfino siti abbandonati e che non utilizzava più nessuno. La sua spasmodica ricerca la portò a ritrovare vetusti commenti del Magnifico, persi nell’immensità del web che lei, come un’archeologa di quei film di avventura, ritrovava e conservava come tesori inestimabili.

E fu nel setacciare tutti quei testi che Josephine si accorse di qualcosa di molto, molto strano.

critico d'arte

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Più andava avanti, più i commenti del critico erano permeati da una sottile vena ironica, che a volte sfociava nel puro disgusto. La giornalista aveva diligentemente predisposto ogni commento scovato del critico in una cronologia discendente, dove i commenti più recenti mostravano quella che sembrava una pura passione, mentre quelli più vecchi parevano semplici prese in giro.

E più leggeva quelli vecchi, più quelli nuovi cominciavano ad assumere un significato recondito, nascosto, come una bestia che grida all’interno di una gabbia dorata. Finché la donna non trovò infine il primo commento mai scritto da questo critico d’arte.

Ed era una letterale e non fraintendibile presa in giro.

Quel commento non era altro che una canzonatura della recensione di un altro ben noto critico, e si burlava dei paroloni e di tutto quell’eccessivo impegno profuso nel commentare un disegnetto di poco conto. E lo faceva con fare sarcastico, ripetendo in modo esagerato ciò che leggeva in una vera recensione, come fosse un goliardico avventore di un locale che, assaggiando del vino, lo descriva come “corposo” e “fruttato”, senza sapere realemente cosa significhino.

Il suo secondo commento non era di molto differente. Così come il terzo.

E mentre il giovane non ancora critico derideva gli altri futuri colleghi, chi lo leggeva rideva con lui. Ammirazione e apprezzamenti fioccavano da ogni parte, sia per l’evidente comicità della situazione, sia per l’innegabile talento che possedeva realmente per la scrittura.

Ma non fu solo questo a sorprendere Josephine.

Più si andava avanti, e più diventava famoso anche per persone che non lo conoscevano. Ignare dell’origine dei suoi commenti, si appassionavano genuinamente alle sue recensioni, perfino ripetendo alcuni dei suoi slogan con cui permeava i suoi lavori.

Da tutto ciò poteva sembrare che il giovane, notando l’apprezzamento, avesse abbandonato le vesti del giullare per dedicarsi a tempo pieno a quelle di recensore, ma un’attenta lettrice come Josephine si era accorta che lo stile nella stesura era rimasto il medesimo negli anni.

No, la verità era più terribile, era terrificante.

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Il critico stava continuando a burlarsi inconsciamente dei critici d’arte, ma la sua storia era così compromessa, da non riuscire più a fermarsi. Egli continuava nel suo sarcasmo, ma non riusciva più a distinguere la realtà dei fatti dalla finzione letteraria. Con molta probabilità aveva, senza accorgersene, sostituito il significato con un altro, mantenendo però il significante.

Ciò che lui scriveva con un intento, continuava a scriverlo, ma non percepiva più quello stesso intento inziale, che la massa dei suoi ammiratori aveva sostituito con un altro tramite la loro percezione distorta.

Seppure il procedimento di sostituzione del significato era lento e poco chiaro, evidente era che il ciritico stava soffrendo, e senza sapere il perché.

E come poteva saperlo, visto che difficilmente poteva accorgersene di una tale situazione, che solo la ricerca di informazioni poteva portare alla luce?

La storia del critico colpì nel profondo Josephine, che sentiva la necessità di doverlo salvare, e fortunatamente sapeva anche come fare: riportare tutto al principio.

Così Josephine partecipò alla mostra d’arte e, mentre il Magnifico parlava, cominciò a ridere sguaiatamente.

All’inizio la gente la guardava male. Ma poi, lentamente, iniziarono tutti a ridere.

Ridevano della pomposità, dell’eloquenza, dell’eccessività di quel critico.

E il critico era sorpreso.

Guardava con sguardo perso la folla riunita di fronte a lui, che rideva delle sue parole.

E quando finì di parlare, si sentì così leggero, così fragile, da cadere in ginocchio e mettersi a piangere.

E Josephine scostò la folla di fronte a lei e andò ad abbracciarlo forte, perché finalmente aveva ritrovato la sua identità.

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