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L’occasione è stata “Più libri più liberi“, la Fiera nazionale della Piccola e Media Editoria tenutasi dal 4 all’8 dicembre a Roma. Tuttavia, quando scovi Questioni di un certo genere tra i libri Iperborea, ti rendi conto che avresti dovuto leggere questa rivista molto tempo prima.
Qualche coordinata editoriale prima di esporre il mio punto di vista: Questioni di un certo genere è il secondo numero della rivista Cose spiegate bene, costola cartacea del giornale online Il Post.

Perché abbiamo bisogno di “cose spiegate bene”

Qual è lo scopo di Questioni di un certo genere? La risposta è già nel sottotitolo Le identità sessuali, le parole da usare: una guida per saperne di più e parlarne meglio. Una guida, quindi, a scopo informativo, divulgativo e, aggiungo io, una guida per il rispetto.
Non starò qui a snocciolare sofisticate teorie linguistiche: mi baserò su un’evidenza. Sin dal primo giorno in cui l’uomo ha messo piede sulla terra, nominare e verbalizzare significa riconoscere l’esistenza di qualcosa e di qualcuno; significa conoscere e arricchirsi.
Per questo motivo abbiamo bisogno di parole semplici e comprensibili – di cose spiegate bene, appunto, per comprendere il vasto – e ancora sconosciuto – mondo delle “questioni di genere”. Per riconoscere l’esistenza della molteplicità, per conferirle un peso specifico e per essere a passo con i tempi. Ricordo solo alcuni dei punti salienti di questi anni: lo schwa e la scrittura inclusiva, le persone non binarie, i diritti della comunità LGBTQIA+, la pansessualità, il poliamore. Tutte questioni che richiedono un aggiornamento continuo per poter, quanto meno, non rimanere con i famigerati “occhi a palla” o rispondere “no, io non sono credente” quando una persona si definisce “cisgender”.

Una questione di rispetto, quindi. Ma anche di “semplice” conoscenza e curiosità. Penso a Breve storia del colore rosa in cui ci viene spiegato perché, ancora oggi, appendiamo alle nostre porte un bel fiocco rosa o blu per comunicare al mondo il sesso della nuovo essere umano. O a Quando abbiamo cominciato a dirci eterosessuali e omosessualiInsomma, Questioni di un certo genere offre anche la possibilità di conoscere da dove veniamo e quindi di comprendere dove siamo arrivati e dove potremmo arrivare. E magari di renderci conto di quanto i concetti di “normalità” e di “diversità” siano completamente aleatori, tanto mutevoli quanto lo è la natura umana.

L’importanza di una lingua “semplice”

Come ho detto, in questa rivista le cose sono spiegate bene e quindi in modo comprensibile. La facilità e la semplicità del linguaggio puntano a rendere le informazioni capillari, accessibili da e per tutti. In Cos’è l’identità di genere diventa facile afferrare la differenza tra identità di genere, orientamento sessuale, sesso biologico. E per ridurre ulteriormente il tasso di equivoci, ci vengono forniti Un glossario per parlare di identità di genere e una tabella Esempi di declinazioni usando lo schwa.

Attenzione! Penso sia chiaro, ma dato che stiamo parlando di “evitare equivoci”, lo scrivo comunque: semplicità linguistica non è sinonimo di mancanza di contenuti. Al contrario. Questioni di un certo genere è ricco di contenuti perché riflette una società e una cultura che, oggi più che mai, sono ricche di contenuti e di sfumature. E bisogna comprenderle, conoscerle e nominarle correttamente per farne parte.

 

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