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Parliamo di racconti noir. Torniamo sul filone horror, giallo hard boiled (con quel pizzico di fantasy che – lo ammetto – non dispiace nemmeno a me), dopo la nostra incursione nella Biblioteca degli Incubi, perché quello di oggi è un piccolo capolavoro del racconto breve.

Una lettura decisamente inconsueta e piacevole, quella del Cimitero senza lapidi.

Se c’è una cosa che ultimamente mi sconforta è di non riuscire a trovare letture coinvolgenti. E non sto riferendomi alle sole, cosiddette, letture tutte d’un fiato, thriller, d’azione o altro che siano. No, mi riferisco a quei libri che si lasciano apprezzare non necessariamente in un unico slancio di lettura. Ho sempre cercato quel tipo di forma letteraria capace di intrattenermi e di interessarmi, ma non per questo di costringermi a una frequentazione del libro troppo fitta. Ho trovato, ormai, nella forma del racconto (lungo o breve che sia) la mia conformazione come lettore. La forma del “racconto” mi permette di leggere ciò che mi va di leggere senza coinvolgermi in lunghe sequenze di narrazione, ma avendo ogni frammento narrativo in sé conclusivo e autosufficiente.

Non sono un fan di Guerra e Pace, si capisce. Sono invece un appassionato di Calvino. E di tutti quei racconti che seguono la sua impostazione: la brevità, la ricchezza, la particolarità, l’eccentricità.

racconti noir

Mi sono imbattuto in questa raccolta di racconti di Neil Gaiman, Il cimitero senza lapidi e altre storie nere, che mi ha decisamente aiutato ad affrontare i miei viaggi da pendolare in treno.

Sono racconti noir misto giallo hard boiled.

Hanno una lunghezza variabile, dalle cinque alle quaranta pagine circa. La più grande qualità della raccolta è quella di offrire, in ogni racconto, una storia sempre diversa. Dal fantasy, all’horror, al giallo senza annoiare mai. Ci sono, com’è normale, alcuni racconti un po’ più deboli, probabilmente abbozzi di trama, canovacci per scritture future, che credo non abbiano mai visto un vero battesimo. Ma sul totale complessivo dei racconti il libro si difende bene.

In particolare, il primo dei racconti, che è quello che dà titolo alla raccolta, Il cimitero senza lapidi, è stato successivamente ripreso da Gaiman e ampliato, fino a diventare un racconto a sé stante, dal titolo Il figlio del cimitero.

Nulla da dire, dunque, sulla penna di Gaiman, che si presenta sempre netta, chiara, non sfugge al dominio del racconto, e si lascia leggere da chi – come il sottoscritto – ha sempre poco tempo a disposizione per leggere. Ma sono libri come questo che, nel trambusto di un autobus o nei ritagli di tempo o nelle pause dal lavoro, danno gusto e piacevolezza alla lettura.

Voi cosa ne pensate del genere? Vi piacerebbe leggere questa piccola raccolta? Fatecelo sapere nei commenti!

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